
Ritratto di Li Bai, inchiostro su carta
Motto di chi ama godere del presente, il Carpe diem è in realtà un tema su cui tutti ci siamo confrontati, interpretandolo secondo le nostre esigenze.
Con tanta emozione l’ho ritrovato nel diario che tenevo all’epoca del liceo dove, insieme alle frasi scherzose dei miei compagni – le cosiddette “dediche” - trascrivevo i versi dei poeti latini che, se a lezione mi tormentavano con la loro metrica, fuori da scuola mi risuonavano profetici.
Così, tra un mito della musica ed un altro, nessuno poteva sapere che nelle mie pagine segrete Orazio era in testa a tutti, lui che in un meraviglioso carme diceva a Leuconoe di non pensare a quale destino avessero riservato loro gli dei, ma di vivere felice inseguendo il tempo che invidioso, purtroppo, se ne va. ”Cogli questo giorno che fugge, e confida il meno possibile nel domani” scriveva l’antico romano.
Anni dopo, quell’invito a cogliere l’attimo della nostra esistenza, a gioire delle piccole cose, l’ho riletto in una famosissima poesia del grande poeta cinese Li Bai 李白 (VIII secolo):
“Bevendo da solo sotto la luna” - 月下獨酌
Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino -,
festino solitario, privo di amici intimi -,
elevo il mio boccale e invito il chiar di luna.
Insieme all’ombra, poi, saremo in tre,
giacché la luna non si negherà al bere.
E mentre l’ombra seguirà il mio corpo,
intanto, al fianco suo, io scorterò la luna.
La via della gaiezza termina a primavera;
mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là.
Ed ha un sussulto l’ombra, fremendo, alla mia danza.
Da sobri, noi viviamo di una gioia comune;
quando poi, nell’ebbrezza, ciascuno si disperde.
Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti,
infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea.
[trad. di Leonardo Arena, in: Poesia cinese dell'epoca T'ang, cit., p. 52.]
Incantevole l’immagine del poeta che brinda durante la notte e illuminato dai raggi della luna non si sente più solo. A festeggiare infatti sono in tre: lui, la luna che non sa bere e l’ombra che lo segue. Ma egli capisce che è una compagnia destinata a non durare molto, una gioia labile come i contorni della sua ombra.
Quindi, Carpe diem finché si è in tempo o, usando le stesse parole di Li bai, Xing le xu ji chun 行樂須及春: “facciamo festa fino a che è primavera”.
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