
Photo: chine-informations.com
Allevare animali, anche insoliti, in Cina è una pratica antichissima. Già in epoca Tang (618-907) grilli e uccelli facevano compagnia con il loro canto alle dame di corte durante le ore di solitudine.
Proibiti durante la Rivoluzione Culturale perché considerati passatempi borghesi, oggi non è raro vederli sui banchi di affollati mercati.
“Per un cinese tenere un grillo è come per un occidentale possedere un cane o un cavallo. Lo accudisce dandogli da mangiare le cose che predilige: alcuni mangiano solo carote o lattuga, altri solo castagne già masticate dal padrone, altri ancora dei vermi speciali che a loro volta mangiano solo granturco e che vanno allevati a parte perché il grillo li vuole solo vivi. I grilli devono fare il bagno: di solito in una tazza di tè appena tiepido. I grilli vanno poi portati a spasso, un po’ per distrarli, un po’ per dar loro la sensazione che non sono trascurati. La gente ha tasche speciali in cui tenerli, fatte apposta nell’interno delle giacche o dei cappotti, così che le bestiole possono essere portate ovunque uno vada, comode nelle loro gabbie e piacevolmente riscaldate dal calore del corpo umano. Le casette invernali dei grilli sono fatte con zucche, ma non le zucche così come si trovano in natura – i cinesi non si accontenterebbero di questo- , bensì con zucche a cui artificialmente si fa assumere la forma che si desidera. I cinesi sono da secoli maestri in quest’arte. Quando il fiore della zucca è appena sbocciato, viene forzato all’interno di una struttura di creta e lì cresce fino a riempirla. assumendone la forma e ricevendo sulla superficie, in bassorilievo, tutto ciò che è stato precedentemente inciso nella «matrice». Ci sono così gabbie con incisi i versi di famose poesie, altre con paesaggi o figure di uomini e Dei. I tappi di queste zucche sono in avorio, in legno, in giada o in tartaruga, anche questi incisi con forme di draghi, leoni o con vari simboli che dovrebbero portar fortuna alla bestiola e al suo proprietario. Nella vecchia Cina, la gente, specie i Manciù, spendeva delle fortune per avere queste gabbie fatte dai migliori artigiani del tempo. I grilli, poi, non erano solo per cantare. C’erano quelli da combattimento, e spesso interi patrimoni venivano dilapidati scommettendo sulle loro mortali battaglie. I cinesi hanno sempre saputo delle capacità combattive dei grilli e, attraverso i secoli, sono riusciti a selezionare le migliori razze di combattenti e ad affinare la loro abilità. Oltre ai grilli, i cinesi hanno da sempre allevato uccelli, e un modo per augurare a qualcuno la felicità è: «Che tu possa diventar vecchio e aver cura di un nipote e di un uccello». Spesso quest’immagine della felicità la si vede a spasso per le strade:un vecchio che spinge una carrozzina di bambù con un bambino e, accanto, una bella gabbia con un uccello. Per un cinese avere un canarino o un usignolo non vuoi dire tenerlo a casa come fosse un soprammobile. Vuoi dire avere un compagno con cui si va a passeggio, con cui si chiacchiera e si gioca. Quando ancora è buio, e il sole balugina appena all’orizzonte, decine di vecchi sono già in coda davanti ai cancelli dei parchi pubblici di Pechino, ciascuno con una gabbia che fa dondolare ritmicamente con la mano. Le gabbie vengono appese ai rami degli alberi e, mentre gli uccelli cantano, i vecchi, sotto, parlano degli uccelli e delle gioie che questi danno. Le gabbie sono di vario tipo, ma ognuna è un capolavoro in miniatura con le sue porte scorrevoli, le tazzine di porcellana, spesso antica e nello stile dei vasi più famosi, a volte persino con un vasetto e un minuscolo fiore che l’uccello dovrebbe godersi, cantando di gioia alla sua vista. Le gabbie cinesi, contrariamente a quelle occidentali, non hanno all’interno un’altalena sulla quale l’uccello dondola rafforzandosi le gambe. Sono i vecchi che, camminando, fanno oscillare l’intera gabbia in modo che non solo gli uccelli si rafforzano dovendosi tenere in equilibrio ma loro stessi fanno ginnastica coi polsi ed evitano così i reumatismi. Finezze d’Oriente.”
Tiziano Terzani, La Porta Proibita, 1984
[Via ilpalo.com]
Ecco quindi due foto che ho scattato al mercato della città di Chengde, dove si vendevano casette per grilli canterini e graziose gabbiette per uccelli.


……………………………………………………………………………………………………………………………..
—————————————


[...] Leggenda e poesia: il bruco con l’impermeabile 1 10 2008 Il popolo giapponese ha sempre amato il canto stagionale degli insetti: grilli e cicale, erano allevati e venduti come animali da compagnia, secondo un’antica consuetudine cinese. [...]
Da: Leggenda e poesia: il bruco con l’impermeabile « Giappone In Fiore su Ottobre 1, 2008
alle 22:24
ma ke lingua parlate?? :S
Da: Daniela su Febbraio 17, 2009
alle 18:24
grazie lo stesso perchè con questo ho fatto un compito per scuola =) ciao ciao!!!
Da: Daniela su Febbraio 17, 2009
alle 18:41
@daniela: ti è stato utile questo post? mi fa davvero piacere
allora un saluto anche a te e … buono studio!
Da: PaeseCina su Febbraio 18, 2009
alle 16:51