Inserito da: PaeseCina | Luglio 3, 2009

La Miss del ‘76

A proposito di “Miss“, un vecchio video da YouTube:

Era il 1976, l’anno della morte di Mao, e nella Hong Kong del mitico Bruce Lee – ancora non tornata alla Repubblica Popolare Cinese - si svolgeva il concorso per decretarne la Miss
A vincere il titolo di reginetta di bellezza questa giovanissima con i capelli a caschetto che, al momento della sua elezione, mostra tutta l’incredulità e la gioia di chi sta per realizzare il sogno di tante coetanee: essere incoronata come la più bella tra le belle. Un’emozione che spetta soltanto ad una.

Inserito da: PaeseCina | Luglio 3, 2009

Miss Little China, libro e dvd

MISS LITTLE CHINA
In libreria dal 26 giugno 2009

edito da Chiarelettere

Autori:
Riccardo Cremona  
Vincenzo de Cecco  
Raffaele Oriani  
Riccardo Staglianò   

 

 

“Miss Little China fa vedere per la prima volta i cinesi in una dimensione quotidiana. Un’intimità personale e famigliare completamente inedita. Un’occasione rara per entrare in un mondo di cui non si sa niente, al netto di una quantità industriale di luoghi comuni.”

LIBRO

Dopo “I cinesi non muoiono mai”, con questo libro Oriani e Staglianò tornano a raccontare la “straordinaria normalità” di un popolo molto simile agli italiani di un tempo. Un popolo di migranti, tenace e coraggioso, che attraversa mille contraddizioni ma sa reagire alle difficoltà. “Sono poi così diversi dai nostri padri, madri e nonni di cinquant’anni fa i migranti cinesi che oggi si riversano da noi con l’unico obiettivo di lavorare sodo, fare fortuna e mettersi in proprio?”
Nella seconda parte (“A lezione di Italia”), il libro riprende la lezione del prof. Lu Jiehuan, in Italia da vent’anni, ultima tappa di un viaggio che lo ha portato in Giappone, Brasile, Ecuador, Cuba, Canada. Nel nostro Paese ha fatto il cuoco, il commesso in un supermercato, l’operaio tessile, il gestore di fast food. Oggi fa il mediatore culturale. Insegna ai cinesi non solo la lingua ma soprattutto chi sono e come vivono gli italiani.

DVD

Venezia, Brescia, Prato… le città preferite dai cinesi d’Italia. È lì che costruiscono la loro nuova vita, tra debiti da pagare, sogni da realizzare, la grande sfida dell’integrazione, le famiglie d’origine lontane migliaia di chilometri. Gli immigrati orientali sono umili, ambiziosi, tenaci. Ma cosa li muove? A cosa pensano? Cosa fanno lontano dai nostri sguardi? Secondo i luoghi comuni se ne stanno sempre tra loro, lavorano per le Triadi, cucinano carne di cane, non muoiono mai. “Miss Little China” registra queste voci ma racconta altre cose. Per la prima volta una telecamera ha potuto vederli e ascoltarli da vicino: in casa, al lavoro, in discoteca. E in attesa di eleggere la più bella del reame…
Contenuti extra: “Lezione di Italia” del prof. Lu Jiehuan. L’Italia e gli italiani visti e raccontati dai cinesi.

 

Scheda tratta da  www.chiarelettere.it , il sito della casa editrice

Inserito da: PaeseCina | Giugno 6, 2009

Wo de taiyang

(Dan shi) hai you yi ge tai yang                                                              
bi zhe geng mei li                                                                                            
a, wo de tai yang                                                      
na jiu shi ni!                                                         

Ma n’atu sole
cchiu’ bello, oi ne’.
‘o sole mio
 sta ‘nfronte a te!

                                                                                                
Una delle nostre canzoni più popolari all’estero, ‘O sole mio, in cinese “Wo de taiyang” (我的太阳). Che altro aggiungere? Emozionante, in qualsiasi lingua del mondo.

[Video nkchorus]

Inserito da: PaeseCina | Maggio 30, 2009

Quel diavolo di Cao Cao!

Giorni fa, al tavolo di un bar, raccontavo ad una amica cinese quanto sia difficile capire tanti proverbi e aforismi, soprattutto se non appartengono alla propria lingua e cultura d’origine. Ma poi, al sopraggiungere improvviso di uno dei soggetti della nostra conversazione, ecco che mi scappa la solita battuta: “Parli del diavolo e spuntano le corna!”.
Lì per lì ho davvero temuto di aver pronunciato l’indecifrabile, invece lei, divertita, mi ha detto: “Sai che una espressione simile esiste pure da noi?… Shuo Cao Cao, Cao Cao dao!” (说曹操,曹操到, Parli di Cao Cao e Cao Cao arriva!).
Non ci potevo credere: Cao Cao, il leggendario e temibile condottiero dell’epoca dei Tre Regni – che quindi un vero e proprio diavolo non fu - compare anche nei detti popolari! Citato su tutti i libri di storia e di letteratura cinese, eccolo ritratto su un’antica maschera conservata in un museo di Shanghai: 

 

[Photo Wikimedia Commons]

 


In ultimo, a proposito di maschere (o di diavoli personali)

Ve ne mostro una che riportai dopo un breve soggiorno a Chengde, città nota per il bellissimo Potala (di cui, prima o poi, posterò qualche scatto). Rispetto alla maschera della foto precedente, ovviamente, non ha il minimo pregio. Resta il fatto che catalizzò subito la mia attenzione e, come in preda al più potente dei colpi di fulmine, l’acquistai senza neanche chiedere di chi fosse quel volto.
A me però ha fatto sempre pensare a quello di un demone, visto il suo aspetto spaventoso, la pelle scurissima e i canini sporgenti. Comunque, diavolo o no - semmai qualcuno ne sveli l’arcano – … guai a chi me lo tocca!
Infatti, a dispetto di un’apparenza poco rassicurante, questo diavoletto di legno all’occorrenza riesce persino a consolarmi. Così, quelle volte che sono arrabbiata, mi metto a fissare i suoi occhioni e trovo la valida risposta: “Lui, lo è molto più di me!”.

 

Inserito da: PaeseCina | Maggio 23, 2009

Intervallo

 

(Il blog fa una pausa. A presto!)

Inserito da: PaeseCina | Maggio 11, 2009

Carpe diem

Ritratto di Li Bai, inchiostro su carta

Motto di chi ama godere del presente, il Carpe diem è in realtà un tema su cui tutti ci siamo confrontati, interpretandolo secondo le nostre esigenze.
Con tanta emozione l’ho ritrovato nel diario che tenevo all’epoca del liceo dove, insieme alle frasi scherzose dei miei compagni – le cosiddette “dediche” - trascrivevo i versi dei poeti latini che, se a lezione mi tormentavano con la loro metrica, fuori da scuola mi risuonavano profetici. 
Così, tra un mito della musica ed un altro, nessuno poteva sapere che nelle mie pagine segrete Orazio era in testa a tutti, lui che in un meraviglioso carme diceva a Leuconoe di non pensare a quale destino avessero riservato loro gli dei, ma di vivere felice inseguendo il tempo che invidioso, purtroppo, se ne va. ”Cogli questo giorno che fugge, e confida il meno possibile nel domani” scriveva l’antico romano. 
Anni dopo, quell’invito a cogliere l’attimo della nostra esistenza, a gioire delle piccole cose, l’ho riletto in una famosissima poesia del grande poeta cinese Li Bai 李白 (VIII secolo):  


“Bevendo da solo sotto la luna”
- 月下獨酌

Seduto lì tra i fiori, con la brocca di vino -,
festino solitario, privo di amici intimi -,
elevo il mio boccale e invito il chiar di luna.
Insieme all’ombra, poi, saremo in tre,
giacché la luna non si negherà al bere.
E mentre l’ombra seguirà il mio corpo,
intanto, al fianco suo, io scorterò la luna.
La via della gaiezza termina a primavera;
mentre la luna ondeggia, al mio canto, qua e là.
Ed ha un sussulto l’ombra, fremendo, alla mia danza.
Da sobri, noi viviamo di una gioia comune;
quando poi, nell’ebbrezza, ciascuno si disperde.
Noi tre, per sempre uniti, vagando senza affetti,
infine, in lontananza, saremo alla Via Lattea.
 
[trad. di Leonardo Arena, in: Poesia cinese dell'epoca T'ang, cit., p. 52.]

 
Incantevole l’immagine del poeta che brinda durante la notte e illuminato dai raggi della luna non si sente più solo. A festeggiare infatti sono in tre: lui, la luna che non sa bere e l’ombra che lo segue. Ma egli capisce che è una compagnia destinata a non durare molto, una gioia labile come i contorni della sua ombra. 
Quindi, Carpe diem finché si è in tempo o, usando le stesse parole di Li bai, Xing le xu ji chun 行樂須及春: “facciamo festa fino a che è primavera”.

 


PHOTO:
Wikimedia Commons

 

Inserito da: PaeseCina | Maggio 5, 2009

Zhang Yimou: Lumière et Compagnie

Oggi una chicca per gli appassionati di cinema.
Lumière et Compagnie è un cortometraggio collettivo del 1995 realizzato – pensate un pò! – con i mezzi da cinepresa che esistevano ai tempi dei fratelli Lumière, inventori nel 1885 del cinematografo.
Tra i tanti registi di fama internazionale che vi presero parte per celebrare il centenario della nascita del cinema, c’era anche il cinese Zhang Yimou, autore di film come Sorgo Rosso, Vivere, Non uno di meno, Lanterne Rosse, solo per citarne qualcuno. 

Da Youtube, ecco quindi il suo corto in Lumière et Compagnie. Io lo trovo eccezionale: ambientato sulla Grande Muraglia, il video si apre con le movenze raffinate (e codificate) dell’Opera cinese per poi passare, brevemente, alla performance di due giovani, elettrizzati dal suono energico della loro chitarra rock. 
Qui tradizione e modernità, staticità e movimento, silenzio e rumore, paiono opposti e uniti dal ciak di Zhang Yimou come fossero una nuova rappresentazione di Yin e Yang. E in 52 secondi di pellicola. 
 

Inserito da: PaeseCina | Aprile 25, 2009

Il mito di Bruce Lee

Avenue of Stars, Hong Kong: qui si trova la statua in bronzo di Bruce Lee,
mito del cinema e leggenda delle arti marziali.
 

Photo © Wikimedia Commons

 

Inserito da: PaeseCina | Aprile 21, 2009

La Cina di Stoccolma

Chi di voi è stato a Stoccolma? Io ho deciso di visitarla lo scorso mese di Marzo, quando la temperatura era di zero gradi. Ad accogliermi una bella città che, nonostante il grigiore del cielo invernale, brillava di varie luci: quelle dei negozi del centro accese anche di notte, quelle delle lampade messe dietro i vetri delle case, la luce dei capelli biondi dei suoi abitanti, quella inattesa del sole mattutino che miracolosamente scioglieva la coltre di neve sui bordi delle strade. 


 
Nell’atmosfera nordica delle sue vie, dove si affacciano caffè affollati e grandi magazzini, può però capitare che, girando l’angolo, improvvisamente si aprano altri scenari. Così, avvistare in qualche supermercato le lasagne alla bolognese o trovare una foto di Alberto Sordi appesa alle pareti di un locale, ti fa sentire un po’ a casa. Ma d’imbattermi in un China Teatern e di trovare in vendita le vecchie buxie cinesi, non l’avrei immaginato! E invece erano lì che mi aspettavano, nella capitale svedese, città europea del design. Ve li presento brevemente.

 

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CHINA TEATERN

A Stoccolma, oltre al delizioso Padiglione cinese  (Kina Slott) nel castello reale di Drottningholm, parla di Cina anche il China Teatern, teatro degli anni ‘20 in cui hanno luogo diversi concerti e spettacoli. Pare che lo svedese che lo progettò nel secolo scorso sia stato tra i primi occidentali a cui fu permesso di visitare la Città Proibita di Pechino. 
Io l’ho scoperto per caso, quando dal bus che mi portava al parco Skansen notavo la facciata di un palazzo su cui erano iscritti dei caratteri cinesi: 暢觀閣 Changguange, più o meno “Il padiglione dalla visuale libera” (li ho tradotti così!). 
Come il più famoso Kina Slott, anche il China Teatern è quindi un edificio ispirato all’arte e all’architettura cinesi. Ma lo si nota al suo interno, appena varcato l’ingresso, quando ci si sente subito catapultati in Estremo Oriente. Le lanterne rosse, le porte intarsiate, le balaustre lignee e i dipinti lo rendono un angolo straordinario di questa città.

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BUXIE
(le scarpe di stoffa cinesi)

 

   
Direttamente dalla vetrina di un market orientale di Stoccolma, dove erano accatastate confusamente, eccovi quindi le famose buxie 布鞋 della Cina, che mai ho trovato in Italia. Ora immagino che vi starete chiedendo ” Ma cosa avranno di tanto particolare”? Si, so che a guardarle si direbbe “niente”, se non fosse che queste scarpe di stoffa fanno parte della tradizione artigianale cinese.
Fabbricate a mano dalle donne di campagna, solitamente con il cotone, le buxie un tempo erano molto popolari mentre oggi è insolito vederle ai piedi delle ragazze di città e vengono fatte anche industrialmente. 
A dire il vero, io le ricordo indosso ad una conoscente che le amava perché versatili e leggere. Le aveva comprate a Pechino per pochi yuan e, tornata in Italia, le sfoggiava consapevole di avere quel tocco esotico ai più sconosciuto.
Infatti voi in questa foto le vedete minimaliste, in realtà le buxie femminili sono prodotte anche in altri colori e alcune sono molto lavorate. A mio avviso, le più belle sono rosse e ricamate con motivi floreali, raffinate e quindi più costose (date un’occhiata a queste su Flickr - Photo East Asia).
 

Inserito da: PaeseCina | Marzo 30, 2009

Il muro… che non c’è!

La performance di un mimo di Hong Kong: 

Video silencetheatre

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